Partito di Alternativa Comunista

Veneto: i medici non sono schiavi né crumiri

Veneto: i medici non sono schiavi né crumiri

 

 

M.A.

 

 

In un dispaccio diramato ai maggiori organi di stampa, la direttrice generale di Azienda Zero (nomen omen) del Veneto, Simionato, nominata da Zaia, accusa i medici di scansare il lavoro offerto loro in tempi di pandemia. La sua lamentela discende dal fatto che «Nell’area della libera professione abbiamo avuto quest’amara sorpresa, con 4.213 domande pervenute, accolte e poi cestinate per non gradimento della destinazione». La notizia è presentata con toni scandalistici dalle maggiori testate (1), che si affrettano ad accusare i lavoratori di poco zelo, senza porre in discussione l’operato della direttrice, che lavora su delega politico amministrativa del presidente Zaia.

 

La realtà è ben diversa

 

A differenza dagli organi di stampa portavoce degli interessi politici degli apparati in mano a industriali e banchieri, noi abbiamo il dovere di dare voce ai medici che non hanno potuto accettare quei contratti di lavoro co.co.co, partita Iva e collaborazione libero-professionale. Non sono quattromila scansafatiche ma quattromila lavoratori che non si piegano ai ricatti della Regione Veneto. In piena pandemia, il Veneto si ritrova fra le regioni italiane al secondo posto in Italia (2) per il disastro di contagi della seconda ondata; e abbiamo centinaia di morti e migliaia di contagiati fra i lavoratori della Sanità. In questa drammatica situazione, la Regione Veneto immagina di fronteggiare l’emergenza Covid somministrando ai medici dei contratti precari, pagati 40 euro lordi l’ora, senza ferie né gravidanza né malattia, assicurazione obbligatoria professionale a loro carico, con l’esclusione dai concorsi per immissione in ruolo perché non rientrano nelle quote concorsuali riservate ai dipendenti del Ssn. L’unica prospettiva è il licenziamento a termine, un precariato con orizzonte indefinito. I medici non sono eroi né santi condotti al martirio: e nessuno ha il diritto di chiedere a loro di esserlo perché sono lavoratori che dedicano le loro energie a salvare vite in circostanze drammatiche come questa. E neanche sono crumiri perché, in modo consapevole o meno, si oppongono al continuo peggioramento delle condizioni di assunzione e di lavoro inflitti dalle pubbliche amministrazioni al servizio dei ceti dominanti.

 

Come si è arrivati a questo?

 

In dieci anni i governi di qualsiasi colorito hanno applicato le direttive dell’Ue, che ha imposto la cosiddetta austerity, cioè i tagli alla spesa pubblica e le privatizzazioni a tappeto dei settori più appetibili del welfare pubblico. I tagli alla sanità pubblica in dieci anni ammontano, secondo gli studi della fondazione Gimbe, a 37 miliardi di euro (la massima parte dei quali a carico delle regioni del Sud). Chi ha distrutto il Ssn, operando tagli assurdi, si è curato anche di tagliare salari e organici dei lavoratori. I responsabili di questo sfascio, i governi al servizio dei capitalisti, sono stati puntellati dai massimi dirigenti firma-tutto delle organizzazioni sindacali, sia quelle maggiori, sia la galassia di microsigle corporative e opportuniste che infesta il mondo della Sanità, nonostante le proteste dei loro iscritti di base. Dopo il blocco delle assunzioni e lo stop del turnover, i lavoratori della Sanità in servizio sono pochi e in età inoltrata rispetto alle esigenze assistenziali, molti reparti chiudono, i posti letto sono insufficienti, gli interventi chirurgici non urgenti sono rinviati sine die. Le condizioni oggettive hanno ostacolato e aggravato i compiti dei lavoratori del Ssn, con caotiche e contraddittorie disposizioni, con la carenza di Dpi, con ritardi e inefficienze organizzative causate dall’inettitudine di una corporazione burocratica-amministrativa pletorica e lautamente pagata che sta parassitando il Ssn.

 

Che fare?

Questo è lo scenario in cui il Ssn Veneto propone contratti schiavistici, in buona compagnia con le altre amministrazioni regionali d’Italia. Rivendichiamo assunzioni pubbliche a tempo indeterminato con garanzie salariali e normative, innanzitutto scorrendo le graduatorie degli idonei esistenti. Nel dispaccio diramato dalla Simionato, ripreso in modo acritico dalla stampa mainstream, si assume che «la legge vieta infatti alle Usl di assumere laureati e abilitati che non siano specializzati o specializzandi. Queste figure possono quindi lavorare, al massimo, come co.co.co o con partita Iva ma, in questo modo, non rientrano nelle quote concorsuali riservate ai dipendenti del sistema sanitario nazionale». Noi rivendichiamo che il codicillo «la legge impone», in queste circostanze drammatiche e eccezionali, possa essere superato: se non si adottano deroghe in questa situazione straordinaria, quando allora?
Chiediamo lo scorrimento di tutte le graduatorie per assunzioni di massa a tempo indeterminato, il raddoppio dei posti letto, la riapertura dei rinnovi contrattuali, aumenti salariali congrui e l’introduzione dell’indennità di corsia, una remunerazione aggiuntiva che prenda atto del particolare valore sociale di chi si china ogni giorno al capezzale dei pazienti. Chiediamo per i lavoratori delle Rianimazioni e delle Terapie Intensive la riduzione a quattro ore del turno di lavoro a parità di salario con la contemporanea immediata assunzione di lavoratori di vario profilo per integrare i turni. Chiediamo la revisione dei codici disciplinari che, come sono adesso, sono profilati a esclusivo interesse della corporazione amministrativo-burocratica e imbavagliano i lavoratori, sottoponendoli a misure vessatorie e intimidatorie che violano il diritto di opinione difforme. Rilanciamo a tutte le organizzazioni sindacali queste urgenti e indifferibili rivendicazioni.
Solo l’unità delle lotte in Sanità potrà fronteggiare l’unità di intenti delle classi sociali al potere nel sottomettere i lavoratori al continuo peggioramento della situazione occupazionale, normativa e salariale. Finora, nessuna direzione sindacale opta per questa soluzione, dedicandosi i massimi dirigenti di Cgil Cisl Uil a puntellare i governi di ogni colore politico, i dirigenti delle microsigle corporative a nutrire ciecamente i propri orticelli, mentre i dirigenti delle sigle di base s’inviluppano in manovre autoreferenziali e settarie.

 

1)www.repubblica.it/cronaca/2020/12/20/news/veneto_in_quattromila_hanno_rifiutato_l_assunzione_per_non_lavorare_in_reparti_covid-279139144/;

www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/20/veneto-la-regione-sulla-carenza-di-personale-4mila-medici-e-infermieri-hanno-rinunciato-per-non-andare-nei-reparti-covi;

www.fanpage.it/attualita/covid-la-regione-veneto-accusa-oltre-4mila-medici-e-infermieri-hanno-rifiutato-lassunzione/

2)www.salute.gov.it/portale/news/documenti/Epi_aggiornamenti/Epi_aggiornamento_Veneto_20201229.pdf

 

 

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