Partito di Alternativa Comunista

Governo Meloni: ma quale sicurezza è solo repressione! di Daniele Cofani

Governo Meloni: ma quale sicurezza è solo repressione!

 

 

di Daniele Cofani

 

 

Il 16 novembre, il Consiglio dei ministri del governo di estrema destra della premier Giorgia Meloni ha approvato tre Disegni di legge che introducono nuove norme in materia di sicurezza pubblica che, nei fatti, vanno a inasprire ulteriormente i precedenti decreti sicurezza (Salvini), approvati e poi tramutati in legge durante i governi Conte e Conte bis. Come ben sappiamo, anche in questo caso, dietro la retorica della sicurezza pubblica si nascondono ben altri scopi, come il soffocamento delle lotte sociali e il via libera alla repressione attraverso norme liberticide che cercheremo di analizzare attraverso questo articolo.

 

Forze dell’ordine: impunità, soldi e pistole

Mentre in Italia «ventisette autori di omicidi volontari - tra autori presunti, rei confessi, condannati nei primi gradi di giudizio o suicidi - indossavano la divisa tra gennaio 2020 e il 1° giugno 2023, tutti uomini e sono ritenuti responsabili della morte di 28 persone» (1) il Governo Meloni, come anche i precedenti, invece di intervenire per mettere fine a questo massacro di Stato, elargisce impunità, soldi e armi alla Forze dell’ordine.
Dei 5 milioni previsti per il rinnovo dei contratti di tutto il pubblico impiego (3 milioni di lavoratori), il 30% (1,5 milioni) sarà utilizzato per i soli corpi armati, che complessivamente rappresentano appena il 16% di tutto il comparto pubblico. Altra norma introdotta, assai più grave e pericolosa, è quella con cui verrà permesso alle forze di polizia di avere, fuori dal servizio, «un’arma più leggera al posto di quella d’ordinanza, di solito molto più pesante». Infine, tra le altre misure a «tutela» delle forze dell’ordine, il disegno di legge prevede un inasprimento della pena per chi commette reati come violenza, minaccia, resistenza e lesioni (da 2 a 5 anni) o lesioni gravissime (fino a 16 anni) nei confronti degli agenti e un aumento di pena anche per chi «imbratta o deturpa» beni mobili e immobili «adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche»; al contempo, viene estesa la possibilità di esclusione dalla pena per gli agenti che facciano «uso di armi, della forza o altro mezzo di coercizione fisica» o «strumenti informatici». Un mix micidiale che strizza l’occhio all'industria delle armi e premia, arma e rende impunite le forze della repressione che lo Stato borghese utilizza a difesa della proprietà privata e dei profitti dei capitalisti, forze dell'ordine che potranno continuare a reprimere con la forza e con nuovi strumenti ogni forma di lotta dei lavoratori e dei movimenti sociali. 

 

Altra repressione, nuovi reati contro chi lotta

A quanto pare al Governo Meloni non bastano le norme repressive già introdotte dai decreti Salvini e Salvini bis, contro cui la «sinistra» e il M5s al governo non fecero nulla se non confermare la repressione attraverso la ministra Lamorgese (2); fu molto importante invece la campagna per la loro abolizione organizzata dal Fronte di Lotta No Austerity (3).
Con questi nuovi disegni di legge si andrebbe a inasprire il reato di blocco stradale, passando da illecito amministrativo a reato quando commesso da più persone, con una pena innalzata dai 6 mesi ai 2 anni di carcere, esteso anche al blocco delle linee ferrovie. Nei fatti si va a colpire una storica tecnica di protesta non violenta, ultimamente molto utilizzata dagli ambientalisti di Ultima Generazione per sensibilizzare la società civile contro l’inquinamento e la devastazione ambientale, ma che andrà a colpire chiunque sia costretto a farne uso per difendere i propri diritti.
In tal senso condanniamo anche i recenti attacchi al diritto di sciopero da parte del Ministro dei trasporti Salvini che, con motivazioni fuorvianti e strumentali e mettendo in contrapposizione i lavoratori con l’utenza (che sono sempre lavoratori), ha emesso diverse precettazioni che hanno ridotto a poche ore scioperi del settore aereo e del trasporto pubblico locale per il salario e la sicurezza, scioperi indetti sia dal sindacalismo di base sia da Cgil e Uil in occasione dello sciopero nazionale del 17 novembre.
Tra l’altro è approdato in parlamento anche un Ddl che limiterebbe fortemente il diritto di sciopero nel trasporto pubblico locale lasciando la possibilità di indire sciopero solo alle organizzazioni firmatarie del Testo unico (Tur) e dei contratti nazionali di lavoro, imbavagliando nei fatti ogni forma di opposizione combattiva.
In tema di nuovi reati, è stato istituito quello di rivolta in carcere o nei centri per migranti, con nuove pene previste anche per chi istiga la rivolta all’esterno delle strutture; questo avviene mentre il nostro Paese è tristemente tra i primi tre in Europa per sovraffollamento della carceri (4) e con un tasso altissimo di suicidi tra i detenuti e le detenute che ha raggiunto il suo record negativo nel 2022 con 74 persone che si sono tolte la vita (5). Per non parlare degli Hotspot e dei centri di permanenza ed espulsione (Cpe) dove vengono rinchiusi ingiustamente - ora fino a 18 mesi (6) - e in condizione disumane gli immigrati che giungono in Italia senza aver commesso nessun reato se non fuggire da guerre, carestie e fame. Nei fatti stanno tagliando ogni genere di diritto e fondi per gestire e finanziare misure alternative utili ad affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri e l'accoglienza e l'integrazione per gli immigrati e le immigrate, ma come unica soluzione incentivano solamente  il manganello e la repressione.
Ulteriore giro di vite anche verso coloro a cui non viene data la possibilità di avere una casa dove poter abitare, costringendolo quindi a occupare uno spazio per poter vivere: sarà prevista la reclusione da 2 a 7 anni e ci sarà una «procedura lampo» per la liberazione degli immobili ad opera delle forze di polizia, questo mentre in Italia solo il 6% degli alloggi è a edilizia popolare contro il 18% dell’Ue.
Diventa reato anche la «detenzione di materiale con finalità di terrorismo», che punisce chi si procura, detiene o diffonde materiale finalizzato a preparare atti di terrorismo, ma al contempo saranno protetti gli agenti segreti infiltrati che venissero coinvolti nella preparazione di attentati, riportandoci indietro di alcuni decenni con quanto sperimentato durante la strategia della tensione. Infine, si introduce il Daspo per chi pratica atti di borseggio presso stazioni di treno, metro e bus.

 

Uniamo le lotte contro un governo reazionario

Chiaramente non ci aspettavamo nulla di differenze da parte di un governo di estrema destra, come non ci aspettiamo nessuna forma di opposizione seria da parte del M5s, del Pd e di tutta la sinistra riformista e parlamentare, anche perché sono i diretti responsabili dell’instaurarsi del governo Meloni per le politiche antioperaie, razziste e xenofobe che hanno messo in pratica durante i loro mandati, anche attraverso l’approvazione di leggi che non erano altro che il preludio di questi nuovi disegni di legge: Turco-Napolitano, Minniti, Salvini 1, Salvini bis e Lamorgese.
Seppur questi nuovi ddl siano parte integrante della propaganda repressiva del governo Meloni, va anche detto che, in questa fase in cui non si riscontra un’ascesa delle lotte operaie, sono funzionali a nascondere le politiche economiche e sociali di attacco alla classe lavoratrice, ai pensionati, alle donne, agli immigrati, alla comunità lgbt+.
Contro questa agenda economica scritta e imposta dal sistema capitalista a ogni governo di qualsiasi colore, non ci resta che unire le lotte sindacali, studentesche, sociali e di movimento per cambiare i rapporti di forza a nostro favore contro i padroni, contro i governi e contro tutto il sistema socio-economico. Non possiamo che partire dalle grandi mobilitazione a sostegno della eroica resistenza palestinese, contro la violenza sulle donne e contro le politiche economiche del governo,  mobilitazioni che nei scorsi giorni hanno visto scendere in piazza centinaia di migliaia di persone con alla testa molte giovani donne immigrate, ma anche studenti e lavoratori. Sosteniamo anche l’unità delle lotte promossa dal Fronte di Lotta No Austerity, che il 18 novembre ha organizzato una conferenza nazionale a Firenze dove hanno partecipato importanti realtà di lotta sindacali e sociali: dopo un intenso dibattito, è stato approvato un documento politico che pone al centro della prossima fase la necessità di unire ed estendere le lotte in forma indipendente dai governi e dalle burocrazie sindacali, nel tentativo di abbattere questo sistema marcio, il capitalismo (7).    

 

Note

 

 

  

 

 

 

 

 

 

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