Partito di Alternativa Comunista

Costruire l’opposizione di classe al governo Draghi Note sulla manifestazione nazionale della Cgil e sugli scioperi dei portuali

Costruire l’opposizione di classe al governo Draghi

Note sulla manifestazione nazionale della Cgil e sugli scioperi dei portuali

 

 

 

di Fabiana Stefanoni

 

 

 

Ci sono due fatti, che hanno a che vedere con la classe lavoratrice, di cui si è parlato molto negli ultimi giorni: la grande manifestazione nazionale contro il fascismo promossa dalla Cgil (insieme con Cisl e Uil) e gli scioperi dei lavoratori portuali, repressi violentemente dalla polizia. Per capire qual è la posizione giusta da prendere in merito a questi due eventi occorre ricordare quali sono, in questa fase, i compiti principali dei rivoluzionari, riassumibili, a nostro avviso, in una sola frase: costruire l’opposizione di classe ai governi degli industriali e dei banchieri (quindi al governo Draghi). Questo slogan è il nostro faro, che ci orienta nel complesso e contraddittorio quadro politico attuale e sulla cui base proveremo a giudicare questi ultimi eventi.

 

Antifascismo sì, ma non così

L’attacco alla sede nazionale della Cgil a Roma è un fatto gravissimo, che Alternativa comunista ha subito condannato (1). Il pericolo del radicamento dell’estrema destra e dei gruppi fascisti nella società non va sottovalutato, come dimostra il fatto che in tutta Europa gruppi neofascisti di vario genere (negazionisti del covid, no mask, no vax, complottisti, xenofobi, ecc.) si pongono alla testa di partecipate manifestazioni. Tutto questo è frutto, anzitutto, delle politiche dei governi borghesi di tutti i colori – dalla Merkel a Sanchez, da Macron a Johnson, da Conte a Draghi – che, per difendere gli interessi economici della grande borghesia industriale, hanno attaccato duramente non solo la classe operaia, ma anche la piccola borghesia, facendola così (parafrasando Trotsky) «inferocire».
Le politiche di parziale lock-down attuate da questi governi non hanno quasi mai implicato la chiusura delle grandi fabbriche (in Italia le uniche temporanee chiusure sono state imposte dagli scioperi operai del marzo 2020), mentre hanno colpito duramente ristoratori, negozianti, piccoli rivenditori, liberi professionisti (costretti a chiudere senza indennizzi o con sussidi ridicoli). La storia ci insegna che i gruppi fascisti e di estrema destra trovano linfa vitale in questi settori di classe media impoverita.
Al contempo, se è vero che bisogna tenere alta la guardia contro il radicamento dei gruppi fascisti, le organizzazioni del movimento operaio non devono scordare, nemmeno per un secondo, chi sono i principali responsabili di quanto sta accadendo (diffusione dell’estrema destra inclusa): sono i governi, che, mentre elargiscono miliardi ai ricchi capitalisti, attaccano duramente i lavoratori poveri (dipendenti e autonomi) e le classi medie. La diffusione di teorie negazioniste tra le masse (soprattutto tra i settori della piccola borghesia) non piove dal cielo: è frutto delle politiche dei governi borghesi, che hanno concimato il terreno dove attecchiscono follie collettive (2).
Siamo al fianco delle decine di migliaia di lavoratori che sabato scorso sono scesi in piazza a Roma, rispondendo all’appello «antifascista» di Cgil, Cisl e Uil: in tanti hanno risposto alla chiamata dei tre più grandi sindacati per esprimere la loro netta opposizione alle organizzazioni fasciste e dell’estrema destra. Ma non possiamo non denunciare e stigmatizzare l’operato delle direzioni sindacali che hanno organizzato quella manifestazione: ospiti in pompa magna, come strombazzato da tutta la stampa borghese, erano i principali ministri (area Pd e M5s) del governo Draghi: dal ministro del lavoro (!) a quello degli esteri, dal ministro della cultura a quello della sanità (presente ovviamente anche il candidato sindacato del Pd a Roma, Gualtieri, che ha tratto un beneficio elettorale da quella manifestazione). Lo ripetiamo: questa è una vergogna! Non si possono chiamare in piazza decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori - che tutti i giorni nei luoghi di lavoro subiscono angherie, ricatti, sfruttamento, umiliazioni e talvolta incontrano la morte - e proporre loro una «sacra unione» con i ministri di uno dei governi più feroci della storia repubblicana.
Lo stesso appello al governo affinché sciolga le organizzazioni fasciste, oltre ad essere dimentico degli insegnamenti della storia – già numerose volte nella storia d’Italia i partiti fascisti sono stati sciolti per poi ricostituirsi con altro nome dopo poco –, è anche un modo per tenere in disparte l’unica forza che può realmente respingere gli attacchi fascisti e squadristi organizzando l’autodifesa: la classe operaia.
Il governo Draghi a cui si fa appello, tra l’altro, sta già rispondendo all’azione dei banditi fascisti con un atto di banditismo: l’ulteriore restrizione degli spazi democratici di manifestazione e protesta. La ministra dell’Interno Lamorgese, infatti, dopo l’assalto di Forza Nuova, ne ha approfittato per convocare i vertici della polizia e chiedere un inasprimento della repressione nei confronti di tutte le manifestazioni di dissenso (come se non bastassero i famigerati «Decreti sicurezza» partoriti da Salvini e ancora in vigore).
Oggi più che mai è necessario che la Cgil e tutti gli altri sindacati rompano qualsiasi collaborazione con il governo Draghi. I lavoratori e gli operai, con la loro partecipazione massiccia alle manifestazioni nazionali di Firenze e Roma – la prima in solidarietà con gli operai Gkn, la seconda per dire no al fascismo – hanno dimostrato di essere disponibili a scendere in piazza e lottare. Ciò che manca è la volontà da parte delle principali direzioni del movimento operaio (sindacali e politiche) di costruire le lotte che servono per cacciare il governo Draghi (sostenuto anche, è bene ricordarlo, da alcune forze politiche che si definiscono «di sinistra», come la cosiddetta area Leu che va da Fassina a Elly Schlein). Anziché abbracciare Draghi e accogliere il ministro borghese del lavoro alle manifestazioni operaie, Landini farebbe bene a mobilitare il suo sindacato contro il governo assassino e a porre all’ordine del giorno la proclamazione dello sciopero generale.

 

Il vero significato del green pass

Il lavoro nelle fabbriche è sempre più disumano: ritmi intensissimi, ricatti continui, taglio delle già misere tutele prima esistenti, risparmio sulla sicurezza (come dimostra l’aumento dei morti sul lavoro). Tra le tante umiliazioni che gli operai hanno dovuto subire nell’ultima fase c’è stata persino la cancellazione del pagamento da parte dell’Inps della quarantena (obbligatoria in caso di contatto con positivo): ciò significa che un operaio o un’operaia nelle scorse settimane sono stati costretti a scegliere tra comunicare l’avvenuto contatto con un positivo (perdendo così parte del già misero stipendio o rinunciando alle ferie), oppure occultare la cosa a rischio e pericolo loro e degli altri. È tragico constatare che ci sono madri e padri che non chiamano il medico se il proprio figlio ha sintomi covid per timore di perdere il salario di cui hanno necessità per sfamarli. Il governo è riuscito così a scaricare sui lavoratori poveri i costi della pandemia.
È la stessa logica alla base del green pass: dopo aver mandato a contagiarsi e a morire decine di migliaia di operai per mantenere aperte le fabbriche anche in zona rossa, oggi i padroni, ben rappresentati da Bonomi, hanno pure il coraggio di scaricare sui lavoratori le responsabilità del disastro sanitario. «Chi non ha il green pass verrà licenziato perché è un irresponsabile», tuona il leader di Confindustria. Sembra un po’ di ascoltare la voce di un ladro che, dopo aver saccheggiato centinaia di case, si indigna perché qualcuno non dota la propria casa di porta blindata.
Con che coraggio questi assassini, che si sono arricchiti mentre i loro dipendenti rischiavano la vita nei luoghi di lavoro, oggi si arrogano il diritto di licenziare il lavoratore privo di green pass? Qui non si tratta, come commentano molti opinionisti borghesi, di uno scontro astratto tra la scienza e l’oscurantismo: è uno scontro concreto, legato a interessi materiali, tra chi (i capitalisti) si è riempito la saccoccia d’oro e diamanti per mesi e chi (i proletari) a stento è riuscito a sopravvivere. Noi non abbiamo dubbi da che parte stare: stiamo dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno capito che il green pass è un attacco del governo a loro in quanto proletari. Non accettiamo i tentativi padronali e governativi di dividere la classe lavoratrice, scagliando i lavoratori – privi o provvisti di green pass – gli uni contro gli altri.
Al contempo, non ci accodiamo alle manifestazioni reazionarie – spesso promosse da organizzazioni di estrema destra – che lottano contro il green pass sostenendo posizioni no vax o negazioniste. Chi non si vaccina è confuso, spaventato da un sistema di cui non si fida più, lo sappiamo: ma è irresponsabile assecondare paure irrazionali fomentate ad arte da gruppi reazionari. Bisogna che il movimento operaio rivendichi con forza l’abolizione dei brevetti e la statalizzazione della sanità e dell’industria farmaceutica: solo così si potrà garantire una vaccinazione di massa veramente efficace e duratura, associata a una corretta e credibile informazione sui vaccini. 

 

Al fianco degli operai portuali colpiti dalla repressione

In relazione al green pass, gli scioperi dei portuali per abolirlo sono stati promossi, in origine, da un sindacato reazionario di Trieste. Probabilmente, all’inizio, hanno avuto anche l’appoggio di settori dell’estrema destra istituzionale e extraparlamentare. Ma, come è noto, gli scioperi operai non sono certo il terreno ideale per l’estrema destra: il fascismo è nato per distruggere e attaccare gli scioperi operai, non certo per promuoverli. Ecco perché lo sciopero lanciato dai portuali di Trieste è andato al di là delle aspettative dei promotori: operai dei cantieri sono scesi in sciopero numerosi contro il green pass anche in altre città, a partire da Genova, dove la protesta è stata organizzata da settori classisti e di sinistra.
Di fronte alla repressione dei portuali da parte delle forze di polizia su mandato del governo Draghi, è necessario stare dalla parte dei portuali, indipendentemente dalle loro direzioni sindacali. Il lavoratore portuale ha capito meglio di tante organizzazioni politiche della sinistra riformista (e centrista) che il green pass è uno strumento utilizzato dal governo Draghi per attaccare la classe lavoratrice. Se c’è qualcuno che crea confusione, avallando teorie complottiste e negazioniste, noi dobbiamo aiutare a fare chiarezza: il covid esiste e continua a mietere vittime, il green pass è un mezzo padronale per favorire aperture indiscriminate e togliere le già inadeguate misure di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori. È un dato di fatto che oggi un lavoratore portuale non vaccinato che lavora all’aperto – e che, a nostro avviso, sbaglia nel non vaccinarsi – rischia nel suo luogo di lavoro meno di un insegnante e di un lavoratore dei trasporti vaccinati, dato che le aule sono ambienti chiusi piccoli e strapieni (è stato tolto l’obbligo di distanziamento), così come sono strapieni autobus e treni (anche qui sono stati completamente azzerati i distanziamenti).
Per concludere, nell’esprimere solidarietà agli operai dei cantieri aggrediti dalle bande armate del capitale, pensiamo che sia urgente unificare l’opposizione operaia al governo Draghi, a partire dalle esperienze di lotta più radicali e avanzate, Gkn e Alitalia in testa. In ogni nostra lotta, in ogni nostra mobilitazione – da quelle operaie a quelle studentesche - deve risuonare forte e chiaro uno slogan: cacciamo con le lotte il governo Draghi! Solo sulla base di un’estensione delle lotte e degli scioperi contro il governo borghese sarà possibile creare le premesse per abbattere il sistema capitalistico e costruire una società diversa.

 

 

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