Partito di Alternativa Comunista

28 settembre: aborto sicuro e gratuito!

28 settembre: aborto sicuro e gratuito!

 

 

Ogni anno, migliaia di donne lavoratrici entrano nelle statistiche degli aborti mal eseguiti (non sicuri). Si stima che ogni anno nel mondo si verifichino 73 milioni di aborti indotti - il 60% è il risultato di gravidanze non pianificate, altrettanti sono il risultato di violenze sessuali, problemi di salute materna e malformazioni fetali - il 45% viene praticato in modo non sicuro, 39.000 donne muoiono e altri 7 milioni vengono ricoverate per complicazioni relative all'aborto. Le procedure non sicure sono la causa principale di queste morti e complicazioni che potrebbero essere perfettamente evitate se le donne e tutte le persone con capacità di generare figli - donne, uomini, transgender, persone non binarie - avessero accesso all'educazione sessuale, a una contraccezione efficace e alla garanzia di un aborto in condizioni adeguate.

 

Diritto di decidere

L'educazione sessuale e la pianificazione familiare sono fondamentali per prevenire le gravidanze non desiderate, ma l’accesso all'aborto sicuro è essenziale per evitare le complicazioni derivanti dall'interruzione di una gravidanza indesiderata quando è già in corso; e per salvaguardare la vita e l'integrità delle vittime di violenza sessuale, così come la vita e la salute di quelle donne che sono afflitte da problemi di salute materna o fetale, casi nei quali generalmente la pianificazione non è utile. Quindi, si tratta di un problema di salute pubblica.
Tuttavia, se le donne e le ragazze rischiano le loro vite, la loro salute e persino la loro libertà con procedure non sicure, è perché sanno che la maternità deve essere una scelta e non una imposizione; lo fanno per evitare un male maggiore. Obbligare alla prosecuzione di una gravidanza facendo ricorso alla legge è una violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e impedisce che le donne possano decidere dei loro corpi e del loro futuro. Si tratta quindi anche del diritto delle donne all'autodeterminazione.
La maternità dovrebbe essere una decisione libera e desiderata: spetta allo Stato fornire tutte le condizioni affinché le donne decidano liberamente se diventare o meno madri e quando farlo. Per quelle che desiderano la maternità, devono essere assicurate condizioni socio-economiche, politiche pubbliche universali che garantiscano attenzione per la gravidanza, per il parto e l'assistenza post-partum, così come le cure necessarie per il pieno sviluppo di un/a bambino/a: asilo nido, scuola, gioco, assistenza sanitaria. Per quelle che desiderano evitare una gravidanza, deve essere garantita la pianificazione familiare; per quelle che hanno bisogno di interrompere una gravidanza per qualsiasi motivo, deve essere garantito l'accesso all'aborto legale e sicuro attraverso un sistema sanitario pubblico e gratuito.

 

Il diritto all'aborto è una questione di classe

La criminalizzazione e le restrizioni di una procedura sicura, comprese le restrizioni finanziarie dovute alla mancata garanzia di assistenza gratuita da parte dello Stato, non impediscono l'aborto: così condannano le più povere, soprattutto le donne nere e giovani, le donne indigene, le migranti, le contadine, quelle che vivono nella periferia delle grandi città, a optare per la strada della clandestinità, con enormi rischi per loro vita e la loro salute fisica e mentale.
Sono quelle che più spesso, per sfuggire alla maternità forzata, ricorrono a mezzi illegali e precari perché non possono permettersi di pagare le cure mediche in cliniche che offrono condizioni adeguate, ma applicano prezzi esorbitanti, inaccessibili alla maggior parte delle donne, e non possono viaggiare verso Paesi in cui l'aborto è legale. Le opzioni sicure esistono ovunque, ma sono disponibili solo per chi ha mezzi economici per pagare, nella buona vecchia logica capitalista che trasforma tutto in un grande «business».
Allo stesso modo, sono le donne più vulnerabili ad essere più frequentemente perseguitate, umiliate e perseguite per il reato di aborto. Persino i casi di aborto spontaneo sono perseguiti in Paesi in cui una legislazione draconiana proibisce del tutto la pratica, aggravando ulteriormente le disuguaglianze e punendole in maniera doppia o tripla.

 

Finché esisterà il capitalismo il diritto all’aborto non sarà davvero garantito

Quattro donne su dieci in età riproduttiva vivono in Paesi in cui le leggi proibiscono l'aborto in tutto o in parte, e in quelli dove l'aborto è depenalizzato o legalizzato molte donne e persone in età fertile sono obbligate a ricorrere ad aborti insicuri perché i servizi non sempre sono disponibili o accessibili.
Il diritto all'aborto è stato motivo di numerose mobilitazioni in tutto il mondo, nell'ambito della contestazione nella polarizzazione della lotta di classe. La parziale depenalizzazione dell'aborto in Paesi come l'Argentina e la Colombia è stata una vittoria importante e ha contribuito a rafforzare la lotta delle donne lavoratrici per la parità di diritti. Queste vittorie sono state il risultato di un movimento di massa di lotta nelle strade, con mobilitazioni e scioperi di massa che in diverse occasioni sono stati sostenuti da settori del movimento sindacale.
Ma la decisione della Corte Suprema negli Stati Uniti, la «culla della democrazia» - in cui si dice che i diritti democratici siano garantiti - di demolire il diritto costituzionale all'aborto ha inferto un duro colpo alle donne e alle persone con la capacità di generare figli, aggravando le difficoltà che, soprattutto le donne nere, immigrate e lavoratrici, già incontravano nell'accedere a questo diritto in quel Paese.
Dopo la sentenza della Corte, 11 Stati americani hanno approvato o attivato leggi che criminalizzano l'aborto e hanno chiuso la maggior parte delle cliniche in cui si poteva abortire (sono passate da 71 a 28). Inoltre, altri 15 Stati sono pronti a muoversi in questa direzione. L'aborto è garantito dalla legge solo in 12 dei 50 Stati degli Usa. Si stima che il 58% delle donne viva in uno Stato ostile all'aborto.
Si tratta di una sentenza che può avere conseguenze in altri Paesi, rafforzando ulteriormente i settori borghesi reazionari nell’imporre nuove sconfitte alle donne e ai settori oppressi.
L’attacco più recente è arrivato dal governo di estrema destra di Victor Orban in Ungheria, che ha tra i suoi slogan di governo quello di affermare la nazione ha bisogno «di procreazione, non di immigrazione» e che ha appena emanato un decreto che obbliga le donne che vogliono abortire legalmente a sentire prima il battito cardiaco del feto.
Se la strategia dei governi reazionari di ultradestra è l'attacco diretto ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne, i governi borghesi cosiddetti «progressisti» non sono disposti a garantire le condizioni per cui questi diritti possono essere esercitati. O attraverso attacchi sistematici alle conquiste sociali, che rendono più precaria l'assistenza sanitaria, laddove i diritti delle donne sono già garantiti dalla legge, a servizio del pagamento del debito pubblico e del mantenimento del profitto capitalistico; o impedendo l'avanzamento di leggi in tal senso laddove ancora non esistono, capitolando di fronte a settori conservatori in nome della governabilità.
Settori della borghesia liberale, da parte loro, cavalcando l'onda della «responsabilità sociale» e, guardando al mercato progressista, puntano a vie d'uscita individuali che indeboliscono la lotta diretta. Come negli Stati Uniti, dove aziende come Amazon, Netflix, Disney, Paramount, tra le altre, hanno già annunciato che pagheranno i viaggi di dipendenti che vogliono praticare aborti negli Stati che lo permettono.
È importante sostenere il diritto all'autodeterminazione delle donne. Tuttavia, questo può essere garantito nella sua pienezza solo con la lotta e l'unità della classe, affrontando anche quei settori che agiscono contro l'organizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori, utilizzando le parole d'ordine degli oppressi al servizio sia del super sfruttamento che della smobilitazione e cooptazione dei dirigenti, attraverso il discorso dell’«inclusione», la cui fallacia è così grande da non poter resistere alla semplice rivendicazione di salario uguale a parità di lavoro per le donne lavoratrici.
Non dobbiamo aspettarci che un governo borghese ci conceda i nostri diritti sessuali e riproduttivi, che saranno conquistati soltanto se la classe operaia nel suo complesso, con le donne in prima linea, sarà disposta a lottare per ottenerli, a organizzarsi e a mobilitarsi fino a quando non saranno effettivamente attuati. Allo stesso tempo, non dobbiamo credere che, una volta raggiunti, ci si possa riposare perché nel sistema capitalista nessuna conquista sociale o diritto democratico sono sicuri in forma permanente, anzi, sono costantemente minacciati.

 

Una lotta della classe operaia e che fa parte della lotta per il socialismo

La criminalizzazione dell'aborto fa parte del tentativo di mantenere il controllo sulla riproduzione di manodopera per lo sfruttamento, attraverso il controllo del corpo delle lavoratrici. Non per niente, la maggior parte dei Paesi in cui l'aborto è criminalizzato si trova nel mondo semi-coloniale. Nel capitalismo, l'oppressione delle donne ha un ruolo quadruplice: espandere i profitti attraverso il super sfruttamento delle donne; mantenere un esercito di riserva permanente che faccia pressione sui salari, abbassando il livello di vita dell'intera classe; assicurare la riproduzione della manodopera salariata attraverso il lavoro non retribuito che svolgono le donne nell'ambito familiare; assicurare il dominio borghese incoraggiando ideologie e comportamenti maschilisti che dividono la classe. Questo è il caso dei lavoratori maschi che riproducono il maschilismo o si rifiutano di sventolare le bandiere delle donne contro la disuguaglianza e per i diritti.
Per garantire la riproduzione della forza lavoro al minor costo possibile, il capitalismo ha posto fin dall'inizio le donne lavoratrici di fronte a un dilemma impossibile: da un lato, cerca di controllare e di limitare la loro capacità riproduttiva, il loro corpo e il loro diritto ad una sessualità libera, cioè alla loro autonomia; allo stesso tempo, rifiuta di assumersi il costo sociale del lavoro riproduttivo, sia della riproduzione biologica che di quella sociale (la cura dei bambini e degli anziani, la loro alimentazione, l’istruzione, l’igiene e la salute, ecc).
Per quest'ultima si appoggia sulla famiglia e sui ruoli borghesi di genere che riproducono relazioni oppressive per garantire il lavoro non retribuito delle donne socialmente necessario al sistema. Per questo, da comunisti affermiamo che il capitalismo non può garantire in modo completo e collettivo pieni diritti riproduttivi e di pianificazione familiare alle donne lavoratrici e che per conquistare questi diritti in modo pieno e duraturo dobbiamo porre fine al capitalismo.
Anche per questo motivo, la lotta per un aborto sicuro e gratuito non può essere affrontata come una questione che riguarda solo le donne, bensì tutti i lavoratori e come parte della lotta strategica per sconfiggere questo sistema di oppressione sfruttamento; e per la costruzione di una nuova società, che per noi è la società socialista, in cui, come è successo col governo bolscevico 105 anni fa, i lavoratori al potere hanno abrogato in un colpo solo tutte le leggi contro le donne e hanno garantito l'aborto legale; un processo che purtroppo è stato invertito dalla controrivoluzione stalinista. In questo senso, così come il maschilismo divide la classe, i settori femministi separatisti che sostengono che il nemico da combattere sono gli uomini e non il sistema capitalista, agiscono per allargare la divisione e, di fatto, diventano un ostacolo al trionfo della lotta delle donne lavoratrici per l'uguaglianza e per i diritti. Combattere il maschilismo è necessario per unire la classe.
In questo 28 settembre, giornata di lotta globale per la depenalizzazione e la legalizzazione dell'aborto, dalla Lit-Quarta Internazionale ci esprimiamo in difesa del diritto delle donne all'autodeterminazione.

A nessuna donna deve essere vietato di essere madre e a nessuna donna deve essere imposto di esserlo!

Per il riconoscimento dell'autonomia delle donne e delle loro decisioni sul proprio corpo e sulla propria sessualità!

Nessuna donna deve più essere sottoposta a rischio di morte o di invalidità a causa di complicazioni legate all'aborto non sicuro!

Il diritto all'aborto legale, sicuro e gratuito, senza restrizioni, per tutte le donne e le persone in grado di avere figli!

Nessuna persona venga più imprigionata, maltrattata o umiliata per aver abortito!

Dignità e autonomia per le donne!

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